• Arianna Destito

A Natale puoi

In difesa del Natale



di Ilaria Scarioni




Ogni anno Natale arriva, puntuale, quasi sempre uguale a se stesso,

e ci ricorda che il cenone della Vigilia e il pranzo del 25 sono alcune delle poche certezze della vita; un tempo avremmo avuto anche il pranzo di Santo Stefano a darci sicurezza, ma la costante e crescente secolarizzazione dei tempi moderni ha fatto sì che Stefano, il primo martire cristiano, non se lo fili più nessuno, tranne, ovviamente, la vostra pro zia Maria che dopo essere andata a messa ( Santo Stefano è giorno di precetto o no? Chissà, misteri del cattolicesimo! ) con la messa in piega ancora bella sù, sbocconcellando gli avanzi di natale, passerà la giornata a ripertersi O tempora, o mores!


Ma non corriamo, e sebbene Natale sia dietro l’angolo - ma forse non lo è già da Ferragosto? - abbiamo ancora un po’ di tempo per prepararci al meglio e arrivare sbiellati come veterani del Vietnam al 27 gridando al mondo la nostra gioia di sopravvissuti: anche questo Natale ce lo siamo levati dalle palle!!! Con tanto di frusta per dolci tra i denti.

Ora, nel periodo natalizio che va dall'otto dicembre, giorno dell’ Immacolata concezione, o per i milanesi dal sette, festa di Sant’ Ambroues, l’umanità, le persone, si dividono in due grandi categorie, forse tre.

Nella prima categoria rientrano le renne, gli elfi, gli omini di marzapane e tutte le donne e gli uomini che vengono colti da frenesia quasi selvaggia; queste persone non aspettano altro tutto l’anno, sono proprio felici che il Natale arrivi e di passarlo anche con la prozia Maria e i suoi calli. Addobbano qualsiasi oggetto gli capiti sottomano, dall'avvitatore al cane, in un tripudio di luci e lucette che Moria Orfei levate! Preparano regalini handmade e home made e visitano tutti, t-u-t-t-i, i mercatini, la parola che dicono più spesso in questo periodo è Ohhhhhh!

Inutile dire che appartengo a questa categoria.




La seconda categoria è quella dei Grinches, gente mentalmente disturbata e socialmente pericolosa che per qualche trauma infantile irrisolto, rimosso o solo negato, storcono le labbra in uno spasmo doloroso ogni volta che sentono la sculettante Mariah cantare All I want for Christmas is you; questi personaggi, che incredibile a dirlo sono tra noi, in questo periodo dell’anno indossano quasi sempre occhiali scuri per proteggersi dalla festante allegria delle lucine natalizie, negheranno sempre però, ho una congiuntivite da freddo vi diranno subdoli. Sì, vabbè, sono chiaramente dei Grinches. Stategli alla larga.


Grinches sono anche quelli che non fanno regali perché i regali obbligati sono brutti e loro preferisco farli a caso (ma quando mai??), non mangiano l’insalata russa – buonissima – della prozia Maria, levano le uvette e i canditi dal panettone o peggio ancora mangiano il pandoro. Chi di noi non ha avuto almeno un ex fidanzata/ o Grinch?


La terza categoria è quella degli apatici, che sia Natale, Pasquetta o la Festa della Repubblica hanno sempre l’espressione di chi sta in coda alla posta, sono qui lo devo fare, lo faccio. Degli apatici non parleremo più perché sono dei noiosoni.

Ebbene, il senso di tutte queste parole, vi starete sicuramente chiedendo con la frenesia di un elfo e la scontrosità di un Grinch. Ebbene, dico io, un po’ di pazienza! È o non è questa una rubrica sulla Hygge, la via per la felicità danese? Che siate danesi o italiani, noi comunque per onestà intellettuale siamo no borders, ecco a voi qualche consiglio Hygge per godere del Natale e non uccidere la pro zia Maria con un dattero avvelenato:


1) La pro zia Maria prima o poi morirà, quasi certamente prima di voi, abbiate fiducia! E quando non ci sarà più vi lascerà un vuoto cavernoso che sentirete ancora di più a Natale quando vi ritroverete a mangiare una pessima insalata russa industriale che avete anche pagato un occhio e a ripiangere quella della zia, che a onor del vero non è buonissima ma è pur sempre la sua, con quei cetriolini molli da discount. Ecco, magari alla pro zia Maria regalate dei cetriolini di qualità e non sentitevi dei mostri se vorreste ucciderla con un fico secco di traverso quando inizia l’elenco dei morti dell’anno su al paese suo. Non siete delle brutte persone, siete umani, davvero. Tutti i noi vorremmo uccidere qualche parente il giorno di Natale, ma non lo facciamo perché sappiamo che prima o poi moriranno di morte naturale e noi piangeremo un sacco senza di loro. E perché c’è la magistratura.


2) Avete scritto la lettera a Babbo Natale? Nooo? Fatelo subito, immediatamente! Se Babbo Natale non esiste, voi esistete, siete qui, belli in carne, ossa e trippa, e avete dei desideri, esauditene un paio. Una Ferrari se vivete in un monolocale e avete il mutuo non è un desiderio, è un delirio di onnipotenza, non cercate scuse per fare i Grinch. Una scatola di acquerelli – non era un sacco che volevate dipingere? - , una macchina da cucire, un monopattino, il cofanetto di dvd di Amici miei, per esempio, sono desideri piccoli, facili da reperire e che danno grande gioia. Iniziate da voi e poi pensate agli altri, non regalate bagnoschiuma o candele profumate di dubbia provenienza, fare un brutto regalo abbassa i livelli di gioia e di autostima, e ci fa cadere in un vortice di insoddisfazione e malumore cromico fino almeno alla Befana. Lo dicono gli studi.


3) Per arrivare carichi e felici al pranzo con i parenti, dedicatevi nei giorni precedenti alle persone che vi stanno più a cuore: il giornalaio, i vostri amici, il vostro fisioterapista o il vostro spacciatore. Non sarà ora di restituire tutta la felicità che vi ha donato? Sia chiaro: non vi sto autorizzando a chiamare ubriachi un vostro ex! Lui o lei non rientra nella categoria “persone che vi stanno a cuore” ma in quella delle “persone che il cuore ve lo hanno spezzato “. Uscite, bevete, mangiate chiacchierate e fate casino, festeggiate! Fate foto che vi ricordino come eravate felici il Natale del 2019 e come le paillettes fucsia forse sono un po’ troppo con la carnagione smunta che avete. Postatele su Facebook e contate i likes. Non mandate vocali ai vostri ex!


4) Guardatevi attorno e se nella vostra vita non ci sono dolori straordinari allora permettetevi di essere felici, illuminatevi come l’albero in piazza Duomo o come un’insegna in tangenziale, e festeggiate anche per chi ha un dolore da masticare.


A Natale puoi fare quello che non puoi fare mai, è la canzoncina di un popolare pandoro rosa – giù le zampe, ho detto che si mangia il panettone! – una di quelle canzoncine che ci si incistano nel cervello come una cisti di Echinococco, e che ingenuamente ci ricorda che in fondo Natale può essere un periodo felice, e non perché diventiamo Superman, ma perché possiamo scegliere se essere mugugnoni o felici. Nel bambino di Nazareth che nasce, se siete cristiani, c’è la speranza che si rinnova, così come nel Sol invictus che ritorna dopo il solstizio di inverno a splendere più a lungo delle tenebre se non lo siete, c’è la luce che nonostante tutto illumina il mondo.




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