• Arianna Destito

A zonzo per Andros

Se proprio dovete girare per un'isoletta sperduta della Grecia affittate un mezzo. Uno qualunque: una macchina, uno scooter, una bici, anche elettrica, una barca a vela o a motore.

Soprattutto fatelo prima che sia troppo tardi. Ma di certo la maggior parte di voi lo sa già.

Insomma, non fate come me e mio marito Bruno che, spinti da un eccesso di ottimismo o di pigrizia abbiamo rimandato in eterno il momento di affittare qualcosa che ci trasportasse. Lo ammetto, abbiamo il vizio di affidarci un po' al caso. Ma sì, diamo spazio all’improvvisazione e all’avventura, all'effervescenza garantita dall'imprevisto. Certo, niente di eclatante, anche perché sono figlia d’una madre ansiosa e fin da piccola era tutto un continuo stai attenta di qua e sii prudente di là, in pratica andava tutto bene se fossi stata ferma immobile come una statua, con la bocca chiusa avvolta da una sciarpa, così non mi prendevo il male di gola. Dapprima è stato "non attraversare mai la strada". Poi, da più grande, è diventato "in bicicletta solo in campagna, che se poi ti travolgono?" (come se in campagna non potesse succedere d’essere travolta). Infine, dopo ancora: "il motorino? Non me lo chiedere nemmeno. Piuttosto la macchina a diciotto anni". Appena laureata, "la macchina sì, ma una 126: così non ti schianti", e via divagando. Capite bene il mio stato d'animo ogni volta che devo affrontare un qualunque tipo di viaggio.

E pensare che adoro guidare e modestamente lo faccio benino e con la massima attenzione. Anche perché, ça va sans dire, il leitmotiv di casa era: " fai attenzione all'autostrada che è pericolosissima. Sai quando entri ma non sai se esci". Un supplizio. Ogni mossa per me era uno scacco matto.

Ecco.

Fatta questa premessa immaginate di essere ad Andros una meravigliosa isola della Grecia.

E di soggiornare proprio nella Chora, il piccolo suggestivo centro. Bene. E immaginate di essere costantemente sotto tiro o dovrei dire sotto aria di un enorme ventilatore che vi scompiglia i capelli e vi spazza via persino i pensieri: il Meltemi. Ottimo, direte. Per un giorno. Al secondo, cominciate a chiedervi. "Vabbè, ma qui ci sarà un posto dove affittano macchine, no?" Decidiamo di fare il grande passo.

" Mi dispiace, per le macchine dovete andare a Gavrio, a un'ora di bus. Qui solo scooter o bici elettriche", ci dice il gestore del residence Vassiliky studios.

Io guardo perplessa Bruno.

"La bici la escluderei. Se poi ci travolgono?"

Ormai mio marito non alza nemmeno più gli occhi al cielo tanto è abituato alle mie paturnie.

Decidiamo per la moto.

"Uno scooter!" Ci propone Yannis, un bel tipo atletico che affitta ciclomotori e sa il fatto suo.

"Vorremmo andare a Batzi", gli diciamo belli decisi.

" Batzi?!" Ci guarda come se avessimo proposto di andare sulla luna. Batzi è il secondo centro turistico di Andros, tra Gavrio e Chora.

"Perché, non si può?”

"Batzi", ripete Yannis come se parlasse con due deficienti.

"Ci sono almeno cento spiagge tra la Chora e Batzi e voi volete andare fin laggiù? Con questo cinquantino?", e indica lo scooter. 50 cc di cilindrata.

Ride.

Fingo di ridere.

Osservo Bruno perplesso. Non parla. E quando fa così non so mai come interpretarlo.

Tuttavia decidiamo di partire con ottimismo e fiducia con il mezzo noleggiato e di fuggire via dal Meltemi alla ricerca di una delle cento spiagge di cui ci parlava Yannis. Su cento penso, ce ne sarà una facile da raggiungere.

"Evviva! Abbiamo uno scooter!"

Lui si ostina a stare in silenzio.

Salgo.

Si parte.

"Vai piano" gli sussurro mentre sembra piuttosto cauto alla guida.

Che carino, penso, lo fa per me.

Intanto ci sfrecciano accanto moto, macchine e bus. Tutti suonano. Con delicatezza ed educazione. Sembrano salutarci.

Ora, io non sono una grande esperta di scooter e cinquantini. Capisco che più di un tanto non vadano,ma è normale andare a venti all'ora? Sempre? Anche in pianura?

"I freni funzionano bene" rompe il silenzio Bruno.

Wow! ottima notizia, penso.

"Però c'è qualcosa che non va".

Finalmente, dopo qualche chilometro, arriviamo dove il Meltemi si è dimenticato di noi.

L'indicazione della spiaggia è invitante. Chalcolimionas. Un nome impronunciabile. Penso a quelli che trovano il mio cognome impronunciabile: in Grecia che fanno? si sparano?

Finalmente la vediamo, la spiaggia. Un posto stupendo. In lontananza. Un puntino. Scendiamo pieni di entusiasmo. Attorno a noi il verde e il profumo di mare e macchia mediterranea. Un paesaggio morbido, invitante e i colori ci rapiscono. Scendiamo come in trance.

"I freni funzionano!" continua a ripetere Bruno.

Evviva!

"Forse al ritorno ci sarà qualche problema per la salita" borbotta.

“Che vuoi che sia! Tutt’al più faccio due passi e risalgo a piedi" dico in preda all'ansia di giungere a destinazione.

Una volta arrivati, ci accoglie lui, il mare, dalle sfumature cangianti, blu intenso, azzurro e verde-acqua. La sabbia fina e chiara, tendente al giallo. La natura selvaggia. Una piccola cappella bianca con la croce azzurra a ridosso della spiaggia.

Tutto si placa in quel luogo incantato.

Mi sento rinascere.

Il cuore si alleggerisce. (Ci penserà poi il motorino ad appesantirlo).

Ma lì, in quel posto, trascorriamo una giornata indimenticabile.

Ci prepariamo al ritorno, dopo un pomeriggio intero immersi in quel mare che ti ricorda tutta la storia greca, l'origine della civiltà, la cultura ellenica, Ulisse nel greco mar...

E poi noi con il greco scooter.

Partiamo pieni di entusiasmo. Ma il motorino non ne vuole sapere. Accelera, Bruno. Al massimo. Io temo che si impenni perché lui muove la manopola a tutto gas. Niente. Inchiodati. Vabbè gli dico. Scendo. È gentile, mi propone di salire io con lo scooter, mentre lui verrà a piedi. Ma non ho mai guidato un motorino e lo invito a risalire.

Non ti preoccupare, vai. Il ronzio inconfondibile nel silenzio della natura come una zanzara nella notte dentro l'orecchio. Lo vedo allontanarsi. Guardo la strada. Non vedo la fine. Mi giro verso la spiaggia. Tutto sommato potrei fermarmi qui. Il lettino sulla spiaggia c'è, bed sun... Sospiro e riprendo il cammino.

Ripida è ripida.

Non mi sembrava così distante. Comincio ad affannare lentamente.

Una curva a gomito dopo l'altra, la salita si fa sempre più impervia.

Arranco.

Passa una macchina.

No dai, ce la posso fare.

Sudo.

Con il vento che mi scompiglia i capelli. Ancora lui, il Meltemi.

Bruno si ferma e mi guarda da lontano. Mi fa cenno con le braccia. Ricorda Nanni Moretti in “Caro diario”.

"Vieni. C'è un signore che ti porta!" Urla.

Ecco! E se avessi voluto farla a piedi?!

Penso però che il signore è una benedizione, un segno della Provvidenza.

Corro perché non vorrei che cambiasse idea.

Ho il cuore in gola e la borsa della spiaggia sulla spalla, carica di tutto: libri, creme, giornali. D’ora in poi devo alleggerirmi. È una atto di rispetto che devo a me stessa.

Salgo in macchina come se quell'estraneo fosse stato un dio in persona (deus ex machina).

"Buongiorno" dico in inglese.

Lo ringrazio. Non smetto di farlo.

"Quest'anno non sono mai andato al mare a Chora, tira sempre il Meltemi", risponde sempre in inglese.

Ma tu guarda, penso.

"C' è una bella spiaggia non lontano da qui, ma non potete andarci con quello", e indica il cinquantino.

"Io non ci andrei mai. Alla mia età non amo il rischio "

Eh, a chi lo dice. Io da sempre.

Mi lascia sulla strada principale.

“Come si chiama?” domando.

“Agostino. Un nome italiano.”

“Io Arianna, un nome greco.”

Ride. Rido.

“L'Italia, un grande paese. Gli italiani gente solidale.”

“Mah, ultimamente siamo un po' confusi anche noi, sa la politica…”

"Oh, quei problemi li abbiamo in tutti i paesi. Poi passano."

Speriamo che abbia ragione, Agostino.

Lo ringrazio. Ci salutiamo.

Scendo e riprendo la strada con Bruno.

Con il cinquantino scoppiettante e scoppiato, verso la Chora.

"Che dici, appena arriviamo ci facciamo un ouzo?". Non c'è bisogno di risposta. Basta uno sguardo di intesa.

L'ouzo rigenerante. Sempre sia lodato.

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