• Antonella Grandicelli

La boa

di Clara Negro




Sono giorni che ti osservo, sdraiata sul mio lettino, il telo dell’ombrellone che rinfresca i pensieri.

Stai seduto in disparte sopra un telo da bagno con il segno zodiacale del Leone, le ginocchia piegate accanto al tronco magro, le mani allacciate alle caviglie, il viso nascosto dalla visiera di un cappellino con il logo di una società petrolifera.

Poco lontano verso il bagnasciuga, un gruppo di ragazzi ha formato un cerchio con gli asciugamani. Qualcuno cerca gli accordi di una canzone sulle corde di una vecchia chitarra, ma i più maneggiano con disinvoltura gli smartphones. Le ragazze ridono, si fanno i selfie, le bocche a cuore, ciocche di capelli sugli occhi, sguardi ammiccanti. Parlano a voce bassa, indicano prima un maschio, poi l’altro, e sorridono, e con la mano fanno schermo a nomi pronunciati in gran segreto. Quando decidono di fare il bagno corrono insieme verso l’acqua, si tengono per mano, fanno fronte comune contro i maschi più audaci che le rincorrono, le spruzzano. Gridano, smanacciano, mettono su un finto broncio per poi attaccare tutte insieme, hanno la peggio però e quando si vedono accerchiate si buttano sott’acqua, e dopo qualche bracciata si lasciano prendere.


Li guardi in silenzio nell’aria assolata, mentre il calore della sabbia sale a lambire il tuo corpo pallido e inadatto. Gli occhi però ti tradiscono, mi accorgo che lo sguardo, nascosto dalla visiera, la segue. Segue un due pezzi a righe bianche e azzurre, teso sul seno morbido, allacciato sui fianchi con due fiocchi lenti. I capelli sciolti sulle spalle, gocciolano sale, lei ride senza guardare nessuno, ride alla giornata di sole, agli sguardi che la circondano, all’estate che pensa non finirà mai.

La tua estate com’è? Com’è la stagione di un ragazzo che pare d’altri tempi? Sono pronta a scommettere che nel tuo zaino anonimo non hai un cellulare, non messaggi, non sei sui social, non chatti. Solo la guardi mentre scivola tra le onde, altre braccia si tendono, altri corpi sfiorano il suo, abbronzato e brillante nella luce forte.

Quando vedi gli altri uscire dall’acqua finalmente ti alzi. Metti gli infradito per arrivare al mare, e li lasci appaiati appena sopra alla linea di frangente, e ti volti per controllare che il mare non se le rubi.

Lentamente ti bagni, passi le mani sulle le braccia, con gesti circolari inumidisci pancia e stomaco, adagio, che il corpo s’abitui alla temperatura dell’acqua, nelle orecchie le parole di tua madre.

Vai avanti sino a che il mare ti arriva alle spalle, ti volti e torni a guardare verso la spiaggia, gli schiamazzi, il pallone che rimbalza da una mano all’altra, lei che si china a raccoglierlo e un seno incauto sfugge al bikini, i fischi, le risa e lei che si raddrizza e ride di rimando, sfrontata, forte di quella bellezza che, come l’estate, pensa non sfiorirà mai.

Forse arrossisci per lei, di un pudore diverso, tanto che non approfitti del caso che ti ha regalato una nudità inaspettata e ti volti verso l’orizzonte, dai le spalle a quei giochi che non ti appartengono, a quell’età sicura di sé che non è la tua.

Inarchi la schiena, unisci le braccia sopra la testa e vai sotto, le mani fendono l’acqua e sparisci sotto la superficie di scaglie dorate, sotto le increspature bianche di piccole onde vicine.


Trattengo il respiro. Dove sei finito? Perché non riemergi? Scruto più avanti, ed eccoti: a forza ti issi sulla piattaforma della boa, al largo, contro l’azzurro più azzurro.

Immagino il tuo respirare forte, il petto che si alza e si abbassa in debito d’aria, mentre i polmoni annaspano per lo sforzo. E di nuovo butti il viso alla spiaggia, una mano a far da schermo alla luce, per guardare quella vita che resta di fuori.

Qualcuno del gruppo però indica te e la boa. Adesso tutti ti guardano, lei alza gli occhi dal cellulare e ripete il gesto che tu fai dal mare. Chissà se i vostri sguardi s’incontrano a mezza strada, sulla superficie instabile che vi allontana, poi lo smartphone la cattura di nuovo e il tuo saluto lo tronchi sul nascere.

Ti tieni in equilibrio sul piano di plastica bianca, una figura sottile contro la luce. Sembri indeciso. Avvicini i piedi al bordo, le dita che sporgono sull’acqua, pronto al tuffo. Guardi nel gruppo, tra l’intrico di gambe e braccia che si muovono svelte, lei si è già rivestita, e fatichi a distinguerla, un corpo tra i corpi, teste in movimento, capelli raccolti che sgocciolano sui vestiti leggeri.

Il sole ti sta alle spalle ormai, e tu non sei che un gioco di ombre cinesi.

Lento scivoli giù, lasci che il mare si richiuda sopra di te e ti nasconda. Riemergi poco lontano dalla boa, sul dorso, muovi le braccia in un ritmo lento, non fai a gara neppure con te stesso.

Quando tocchi la riva, il gruppo è sparito, risucchiato da una navetta di una qualche pensione di questo paese sempre uguale, allungato di fronte al mare dal tempo dei tempi.


Ho chiuso l’ombrellone e fumo l’ultima sigaretta. Tu, l’asciugamano intorno alla vita, sfili il costume dai piedi come fanno i vecchi. I bermuda troppo larghi sventolano intorno alle ginocchia ossute, la polo bianca infilata nella cintura, i sandali di cuoio incrociati sul davanti. Ti guardo mentre arrotoli gli slip bagnati nell’asciugamano, chiudi lo zaino e ti avvii sulla strada da cui sale in onde fatue il vapore caldo.

Tra poco non sarai che una figura liquida sull’asfalto, il fantasma di un vecchio ragazzo mai cresciuto.





Clara Negro è nata a Genova nel 1952. Laureata in lingue moderne, è stata insegnante per anni, coltivando nel frattempo un grande amore per la scrittura. Inseguendo la sua passione, ha cominciato a scrivere alcuni articoli per la Fabbri Editori. Attratta dalla narrativa, escono alcuni suoi racconti in diverse raccolte antologiche per Zona Franca, Del Bucchia Editore e Tra le Righe Libri.

Nel 2016 esce per HarperCollins Italia il suo primo romanzo in due volumi La storia dei miei giorni e Tracce di me in ebook, entrambi riproposti nel 2018 in versione cartacea dalla stessa HaperCollins per la collana eLit. Nell’agosto 2019 è uscito in ebook, sempre per HarperCollins, il terzo romanzo Come una farfalla in volo.


1/2
Themeltingpop.com
Iscriviti alla newsletter

© 2023 by Going Places. Proudly created with Wix.com

I contenuti presenti sul blog The Melting Pop sono di proprietà di The Melting Pop.

È vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma.
È vietata la pubblicazione e la redistribuzione dei contenuti non autorizzata espressamente dall’autore.
Copyright © 2019 The Melting Pop . All rights reserved

Le fotografie presenti su The Melting Pop appartengono ai rispettivi titolari, e non possono essere utilizzate, stampate, riprodotte, copiate, divulgate, salvate elettronicamente o in altri modi, senza il consenso dei rispettivi titolari. Alcune foto sono tratte da Internet, qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, vogliate comunicarcelo e saranno subito rimosse.

La Redazione dichiara di non essere responsabile per i contenuti e i commenti inseriti nei post dagli autori. Eventuali commenti dei visitatori, lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di persone terze, non sono da attribuirsi alla Redazione, nemmeno se i commenti vengono espressi in forma anonima o criptata. La Redazione di The Melting Pop si riserva il diritto di rimuovere senza preavviso e a suo insindacabile giudizio, commenti che risultassero offensivi, volgari, blasfemi, inutili, altamente provocatori o che abbiano contenuti di natura pubblicitaria. Gli utenti del blog che inseriscono commenti pertanto se ne assumono la piena e totale responsabilità.

  • White Facebook Icon

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 2001.