• Antonella Grandicelli

La danza

di Michele Toniolo




Un corpo cade a terra come un lenzuolo sfuggito di mano, si adagia fino a stendersi sul pavimento di legno, le braccia come ali spezzate che non riescono a piegarsi sul corpo, le mani hanno lasciato scivolare via i lembi del lenzuolo che cade a terra, ma da una sola parte, sostenuto dalle mani del figlio che resta fermo a guardare. Le sue braccia sono piegate a mezz’aria, non distese, come le braccia spezzate della madre abbandonata a terra, che non parla, non vede. La caduta non ha prodotto nessun suono, solo il fruscio di un lenzuolo che spazza l’aria e poi cade anche dal lato trattenuto, il bambino si avvicina e come un animale non comprende, ma osserva, si stende vicino e resta lì fino a sera, al riaprirsi degli occhi della madre, che si scopre viva, al suo ricominciare a vedere, la bocca che pronuncia una sola parola, enorme per lei, perché viene da una lunga apnea e chiede a suo figlio non aiuto, ma dove sia, dove si sia nascosto, perché non lo vede più. Il braccio si sente toccare e la madre volge la testa verso la sensazione e lo vede, cosa ti è accaduto figlio mio, che sei qui disteso?


La sua mano destra sente qualcosa di bianco, e ancora un po’ ruvido di pieghe, il bambino non guarda nulla, lentamente un respiro si affretta, il bambino si alza, la madre gira il corpo sul fianco e poi la schiena al soffitto e afferra con le mani la sedia e il tavolo, è di nuovo in piedi, è diritta, non barcolla, non è pronta a prendere con le mani i lembi del lenzuolo che suo figlio recupera da terra e le avvicina al ventre. Restano in silenzio e il respiro della madre si acquieta, i suoi occhi guardano il figlio, stringe i lembi tra le dita, li regge con premura e nuovo vigore, con il figlio piega il lenzuolo, una mano mette un lembo nell’altra e ne raccoglie uno più in basso, prima di ogni piegatura il lenzuolo è sbattuto nell’aria per essere steso e staccare il pulviscolo del pavimento, il lenzuolo è pronto per essere appoggiato sul tavolo da stiro. La madre compie gli ultimi gesti con il ferro che arde e preme sul bianco e sui ricami azzurri, le iniziali di lei e del marito, che da poco non è più, il lenzuolo è piegato, è liscio e profumato, pronto perché il bianco entri nel buio di un cassetto e venga spalancato l’indomani alla luce e al gelo di un mattino di dicembre.

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Michele Toniolo ha pubblicato Alcune parole per Alice (2011), La narrazione originaria (2014), La solitudine dell’immaginazione (2016), tutti con Galaad Edizioni.

Il suo sito è https://alcuneparoleperalice.wordpress.com/

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