• Antonella Grandicelli

Passaggi di dogana: la letteratura dentro il viaggio, il viaggio dentro la letteratura



“Ci sono tanti modi di prepararsi a un viaggio, breve o lungo che sia. E tra questi è incluso anche quello di non partire affatto, e viaggiare solo con la mente. In tutti questi casi, che sia la nostra fantasia o la rigorosa documentazione, avremo una percezione di quel luogo. La percezione di una realtà, tra le tante realtà.” ( Lorenzo Pini, A Lisbona con Antonio Tabucchi, Giulio Perrone Editore, 2018).

Dove comincia il viaggio?


Confesso felice il mio peccato: spesso ad accendere l’innesco della mia passione di viaggiatrice è stata la letteratura. Tante volte il mio viaggio comincia proprio da lì, dalla lettura. Che sia un romanzo, un saggio, una raccolta di poesie, già dalle prime pagine la mia mente comincia a costruirsi degli itinerari, a riconoscere strade, viali, quartieri, a familiarizzare con toponimi, botteghe, edifici, stazioni degli autobus. Comincia così un percorso di avvicinamento che è conoscenza sì, ma anche suggestione, fascinazione. La prima parte del viaggio, forse la più importante.


I luoghi nascono nel nostro sguardo

Non dobbiamo dimenticare che ogni luogo è “per noi”, esiste cioè, e si inventa, nel nostro immaginario prima ancora che su una carta geografica o su una mappa. Tanto che, a volte, quando arriviamo in un posto per la prima volta ci pare già di conoscerlo e ci coglie una grande emozione nel vederci restituita dalla realtà proprio quella strada, quella casa, quella piazza che il libro ci aveva aiutato ad immaginare.

Oppure, la delusione. Perché non è così come lo avevamo immaginato, non è esattamente come l’autore lo aveva descritto. Come se per l’autore non accadesse ciò che accade a noi , come se i luoghi non venissero assorbiti dagli occhi e poi narrati con i colori e gli accenti di chi li guarda.


Uno, nessuno, centomila luoghi

Questa è, in fondo, la magia della molteplicità. Il fatto che una città sia sì una realtà concreta, fatta di mattoni e cemento e ferro, ma anche una realtà immaginata, fatta di parole e invenzioni narrative. Su questo dualismo si muove la bellissima collana “Passaggi di dogana” di Giulio Perrone Editore, con una formula capace di raccontare città e luoghi attraverso lo sguardo narrativo di scrittori, cantautori o poeti che vi hanno ambientato i loro romanzi, che vi hanno fatto vivere i propri personaggi, che hanno ispirato le loro poesie o le loro canzoni. Una collana ricca con una proposta intelligente e divertente per viaggiare con l'immaginazione in questi giorni in cui non ci è permesso farlo realmente. Ma anche un modo per prepararci al viaggio.

Le orme che lascia la macchina da scrivere


Sono numerose le mete che si possono raggiungere “passando la dogana”: la Dublino di James Joyce, la Lisbona di Antonio Tabucchi, la Parigi di Colette, la Buenos Aires di Jorge Luis Borges, la San Francisco di Lawrence Ferlinghetti, la Londra di Sherlock Holmes, la Genova di De André, la Napoli di Totò o di Maurizio De Giovanni e molte altre che vi verrà voglia di scoprire o ricordare scorrendo le pagine. Mi sono divertita molto a seguire le orme di scrittori e personaggi, ad individuare i loro passi lungo vie e davanti a portoni ritrovandoli dentro la mia memoria o immaginandoli con l’aiuto dell’autore e dello scrittore scelto come guida e riferimento.

Borges e il sogno di Buenos Aires


“[…] col trascorrere del tempo, in Borges la città si sovrappone sempre di più alla coscienza, la sua topografia in movimento alle età della vita, come l’intero sguardo - o proiezione – di una mente in grado di creare mondi e universi paralleli potesse essere interamente contenuta nei confini sfrangiati e suggestivi di una metropoli sterminata.” (Stefano Gallerani, A Buenos Aires con Borges).

Stefano Gallerani – scrittore romano - si inoltra nelle suggestioni di una Buenos Aires i cui confini tra il vero e l’immaginario si sovrappongono come nelle opere della sua emanazione più illustre, Jorge Luis Borges, e ci accompagna attraverso strade e stanze che lo scrittore, divenuto cieco, ha visto prima con gli occhi e poi con la mente.




Da Baker Street e ritorno

“Proseguendo con l’immaginazione, si è tentati di pensare che lo scrittore in una nebbiosa serata londinese, cercando il luogo appropriato in cui ambientare la sua trama, si fosse recato in carrozza su Baker Street e,arrivato davanti all 221b, alzando gli occhi su una palazzina di questo tipo, magari scorgendo un uomo alto e misterioso che guarda in strada dalla finestra del primo piano, avesse esclamato: ‹‹Perfetto, ecco dove farò abitare il mio personaggio.›› Sarebbe tuttavia una fantasia del tutto sbagliata.” (Enrico Franceschini, A Londra con Sherlock Holmes).

Enrico Franceschini – scrittore e corrispondente da Londra per La Repubblica – ci guida in un'affascinante passeggiata attraverso le vie, i pub, i ristoranti, le town houses, le redazioni dei giornali nello Strand della capitale del Regno Unito così come la conosceva e la frequentava il padre di Sherlock Holmes, Sir Arthur Conan Doyle, e come oggi ci appare, sfatando numerose leggende sorte intorno al personaggio e al suo creatore.


I fantasmi di Dublino


“James girava per la città anche da solo, da grande camminatore e grande curioso qual era, scopriva nuovi quartieri – anche in seguito ai traslochi della famiglia – conosceva nuove persone. L’umanità di Ulisse e delle altre opere che cominciò a scoprire in quegli anni, è frutto del rapporto che egli andò creando con Dublino e i suoi abitanti.”

Fabrizio Pasanisi ci porta “A Dublino con James Joyce”, la città con la quale lo scrittore irlandese ebbe sempre un rapporto conflittuale e controverso, lasciandola fisicamente ma rimanendone di fatto ancorato e quasi ossessionato narrativamente, al punto da farla percorrere da Leopold Bloom nell’Ulisse e trasformarla in uno spazio concettuale e simbolico, popolato dai fantasmi che lui stesso conobbe.

Passando la dogana

Questi sono solo alcuni esempi di Passaggi di Dogana, queste guide atipiche, nelle quali l’immagine dei luoghi raccontati è sempre filtrata attraverso le esperienze e le sensazioni degli autori che l’hanno vissuta e raccolta nelle loro pagine. Dimenticatevi i monumenti, le affollate mete turistiche, la fretta e l’ingordigia di vedere e lasciatevi pervadere dalle atmosfere, ascoltate le descrizioni dei grandi scrittori, camminate nelle loro scarpe, una via dopo l’altra, incontrando i passanti e i personaggi che loro incontravano, ascoltando voci e suoni che straordinariamente passano oltre la pagina. Alla fine vi rimarrà quasi una sorta di nostalgia dolce, come se realmente aveste svoltato per quelle vie, vi foste seduti su di una panchina all’ombra di un albero o al tavolino di un caffè. E vi verrà inevitabilmente voglia di viaggiare. Con la mente, con la carta. O con la valigia, in cui sicuramente potrà trovare posto uno di questi particolari libri di viaggio.


“Ecco. La nostalgia. Ora ci siamo. È da qui che deve partire questo mio viaggio a ritroso: un libro, poche parole, qualche riga appena. Dopotutto, non è così che cominciano tutti i viaggi? Non è così che nasce il pensiero stesso del viaggio?” (A Buenos Aires con Borges).

Redazione The Melting Pop

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