• Redazione TheMeltingPop

Una giornata da cani

di Maurizio Galeazzo


Photo by Hilary Halliwell from Pexels

Il risveglio non fu più complicato del solito ma, dopo pochi secondi, con gli occhi ancora semichiusi, mi accorsi immediatamente che c’era qualcosa di diverso nella stanza, colori inconsueti e più sfumati, rumori più acuti e odori più pungenti del normale mi raggiungevano, ma soprattutto, a proposito della stanza – Come c’ero finito sul divano del salone visto che mi ero normalmente addormentato nel mio solito letto? – mi trovai a pensare – ci manca anche che sia diventato sonnambulo … – e nello stesso momento in cui mi ponevo la domanda i miei occhi incrociarono quelli di un me stesso in pigiama accovacciato a non più di due metri da me che mi stavano a loro volta fissando con un misto di incredulità e di paura.

Prima che potessi riprendermi dallo stupore sentii il mio me stesso pronunciare, articolando con una qualche difficoltà le parole – C … ch … che cosa sta succedendo? –.

COSA STA SUCCEDENDO??? – urlai mentalmente, e anche se non avevo la più pallida idea di come rispondere a quella domanda, tentai di articolare qualcosa di significativamente sensato, ma ciò che uscì fu un incomprensibile – woouuf – seguito da un altrettanto ermetico – bougwoulf – e fu in quel preciso momento che mi resi conto che il mio essere era costretto nel corpo di Biscotto, il mio bastardone mezzo beagle e mezzo labrador di otto anni che in canile avevano chiamato così perché tra il pronunciare quel termine e il suo comparire di corsa passava meno di un nanosecondo.

Allora, cerchiamo di non perdere la calma e di ragionare. Dunque, ieri sera stavo lavorando al computer da qualche ora con Biscotto come al solito accoccolato al mio fianco. Ero stanco, sì, ma non mi pare di aver fatto niente di insolito, Anna era partita per Milano per la riunione nel primo pomeriggio e sarebbe ritornata domani mattina … salvo – mi ricordai – salvo il dire a Biscotto “beato te che te ne stai lì a non fare un cazzo … magari sarebbe bello che una volta tanto ci scambiassimo i ruoli”.

No, vabbè, dai, sto sognando, sto vivendo in un racconto di fantascienza, e nemmeno troppo originale … ora mi sveglio e … – ma la frase fu interrotta nuovamente dalla voce spaventata del mio clone – A … All … Allora, cosa sta succedendo? Perché io sono lì sul divano ma mi sento come se fossi nel corpo del mio padrone umano Luca? – e a quel punto realizzai che durante la notte, non so come, si era evidentemente verificato quanto avevo auspicato con Biscotto la sera prima Eccheccazzo, ma mica pensavo di dover essere preso così alla lettera, però … – considerai – Bougwulf – mi uscì nuovamente – E niente – pensai – non c’è verso di riuscire a pronunciare alcunché … d’altronde se sono un cane, è anche logico. –


A questo punto, cercando di recuperare un minimo di razionalità in un contesto che di razionale aveva ben poco e augurandomi che la situazione avesse una durata temporanea il più breve possibile, feci mente locale sulle cose più urgenti da fare, ossia cercare di tranquillizzare il povero Biscotto, disorientato al pari di me, riuscire a stabilire un qualche criterio di interlocuzione tra noi due, cioè tra un cane che aveva acquisito la capacità parlare e un umano che era stato privato di tale facoltà, tenendo però conto che le logiche, sia animali sia umane, erano rimasti le stesse in un'altra struttura corporea, e cercare di programmare in qualche modo il prosieguo della giornata.

Mi alzai quindi dal divano e, tentando in modo automatico di mettermi in piedi sulle zampe posteriori, ovviamente ricaddi goffamente in avanti e ritrovai la mia stabilità, altrettanto ovviamente, sulle quattro zampe, mentre Biscotto si era ormai sistemato in posizione eretta, stupito dal nuovo equilibrio e mi richiese, per l’ennesima volta – N … non capisco, che cosa sta succedendo? –

Già sarebbe stato difficile dare una risposta a quella sua costante domanda, ma maledettamente complicato era proprio il trovare una modalità per darla, non potendo utilizzare la voce o, almeno, l’espressività della gestualità. L’unica cosa che mi venne in mente per tentare di stabilire un minimo di rapporto comunicativo tra di noi era quella di utilizzare la mia nuova testa, o meglio il mio muso, muovendolo verticalmente per dire sì e orizzontalmente per dire no, il problema era come riuscire a fare capire a Biscotto un meccanismo che in tempi normali, sia pure con qualche difficoltà, sarei forse riuscito ad insegnargli.


Lo guardai negli occhi e provai quindi a muovere più volte il muso, prima verticalmente e poi orizzontalmente, interrompendomi tra la prima e la seconda operazione, confidando che nella memoria di Biscotto si fosse sedimentata negli anni l’associazione dello scrollamento orizzontale della testa alle cose che non andavano bene e quindi al no e viceversa per quanto riguardava il sì, ma Biscotto mi scrutava non riuscendo a capire il perché di questo mio curioso gesto fino a che, e qui non posso che arrendermi ai meccanismi che sovraintendono i complicati funzionamenti del pensiero sia umano che animale, vidi un luccichio nei suoi occhi e lo sentii finalmente domandare – Ma tu sei il mio padrone umano Luca? –. Mossi verticalmente più volte il muso quasi commosso da quel primo contatto relazionale, sentendomi un po’ come Robinson Crusoe che, nell’omonimo romanzo, cerca di interloquire con il “selvaggio” al quale poi avrebbe dato il nome di Venerdì.

– Ma allora io sono Biscotto? – azzardò un po’ titubante il bastardone. Era fatta, riuscivamo a capirci e, eccitato, feci nuovamente sì con la testa.

– Ho fame e devo uscire a fare i miei bisogni, padrone umano Luca – azzardò Biscotto.

Mi avvicinai a lui e gli diedi dei colpetti con il muso sulla gamba invitandolo a seguirmi, cosa che lui fece, e lo guidai lungo il corridoio fino al bagno.

Capì immediatamente, d’altronde era entrato innumerevoli volte con me nel locale sia quando mi lavavo che quando espletavo le mie necessità fisiologiche e si avvicinò quindi subito al gabinetto sedendovisi sopra come aveva visto fare a me e, con suo grande stupore, espletando tutti i suoi bisogni sotto il mio sguardo attento, per la prima volta un sorriso si fece largo sul suo viso.

Si alzò e fece per uscire dalla stanza ma mi interposi tra il gabinetto e la porta emettendo un lungo “uuuuuu” nei suoi confronti, ululato che dapprima non comprese, ma vedendo che stavo osservando il gabinetto si ricordò di ciò che io facevo sempre dopo l’uso e tirò lo sciacquone del water. – Bravissimo Biscotto – pensai sorridendo e feci per due volte sì con il muso.


– Ora usciamo a fare il giretto, padrone umano Luca – disse eccitato saltellando sulle due gambe – ho voglia di vedere e giocare con i miei amici – non realizzando ancora che con i suoi amici, al massimo, ci avrei giocato io e che lui avrebbe semmai dovuto sostenere una amabile conversazione con i padroni dei suddetti. Non riuscii a trattenere un intimo sorriso, ma non feci nemmeno in tempo a concludere questo ragionamento che trovai Biscotto agitatissimo in piedi davanti alla porta di casa, pronto ad uscire.

Mi interposi nuovamente tra lui e la porta e dopo un altro “uuuuuu” lo sospinsi a musate verso l’armadio … – Va bene tutto, ma uscire per strada in pigiama no, eh … – e anche questa volta Biscotto capì immediatamente cosa era chiamato a fare, si vestì non senza qualche difficoltà e corse nuovamente alla porta, ma lo raggiunse un mio nuovo “uuuuuu” che lo bloccò e mi vide arrivare con in bocca le scarpe e un ultimo “uuuuuu” per ricordargli di prendere le chiavi di casa.

Dopo avergli consegnato anche il guinzaglio per me – Che faticaccia … – pensai, scendemmo finalmente in strada e subito mi assalirono, oltre la modificazione dei colori, a cui però mi ero già abituato, rumori fortissimi, una moto che sfrecciò al mio fianco mi fece sobbalzare, e odori intensissimi, questi ultimi peraltro non tutti gradevoli, e, dopo essermi fermato in una aiuola riparata per fare io, questa volta, i bisogni, raggiungemmo a piedi in un quarto d’ora il parco.

Durante il tragitto notai sul viso di Biscotto un misto di perplessità e anche un po’ di turbamento perché, al contrario di quanto stava accadendo a me, i colori erano diventati per lui molti più di quelli ai quali era abituato ed erano improvvisamente più brillanti, mentre i rumori e gli odori erano ora più attenuati, tanto che si era accorto di non riuscire più a percepire gli effluvi delle minzioni dei suoi simili che pure vedeva agli angoli della strada.

– Eccoli, eccoli – si mise a gridare eccitato Biscotto, saltellando sulle gambe e preparandosi a correre incontro ai suoi amici e nonostante i miei tentativi, non ci fu verso di frenarlo.

In lontananza si vedevano il golden Buck, Ricky, il pastore tedesco, Jack, un mezzo beagle molto simile a lui, la bellissima huski Liuba e il simpaticissimo bastardino Carletto che, mentre lui li stava raggiungendo di corsa, cominciarono a guardarsi tra loro e ad osservarlo, alquanto sorpresi dall’inaspettato atteggiamento che stava assumendo ai loro occhi il padrone umano, per loro, di Biscotto e infatti quando Biscotto li raggiunse lo degnarono di ben poche attenzioni rivolgendo le stesse nei miei confronti.

Se vi venisse in mente di montarmi o anche solo di provare a odorarmi il culo – pensai digrignando i denti a mò di ammonimento verso di loro – vi stacco un orecchio con un morso –. Si fermarono interdetti perché in genere Biscotto mostrava ampia disponibilità a giocare con loro e non disdegnava neppure l’odorarsi a vicenda, ma si allontanarono, escluso Carletto che, come faceva di solito, ignorò la ringhiata e mi accolse con un’ampia leccata sul muso.

– Padron … cioè – sentii immediatamente correggersi Biscotto – Biscotto , vedi di non fare lo scemo con Liuba, eh – guardandomi in modo strano.

Fare lo scemo in che senso? – pensai, ma poi realizzai velocemente Ahah … brutto botolo, ma allora è vero che c’è del tenero tra te e la signorina huski. Tranquillo non è il mio tipo e non ti farei mai una cosa simile – non riuscendo però a trattenere un’intima risata.


Rimanemmo al parco un’oretta durante la quale mi godetti la frescura dell’erba, feci diversi schizzetti di pipì su alcuni alberi e mi trovai anche a giocherellare un po’ con Carletto e con Jack, anche Liuba aveva provato ad avvicinarsi un paio di volte ma feci l’indifferente, soprattutto per non mancare di rispetto a Biscotto, che quel paio di volte si era subito agitato.

Biscotto da parte sua limitò al minimo indispensabile i generici colloqui con i padroni umani degli altri cani e solo alla domanda diretta di Miriam, la padrona di Jack, “Cos’ha oggi Biscotto, mi sembra strano, in genere è un gran giocherellone, ma oggi mi sembra un po’ mogio” rispose con un inatteso – Boh, e chi riesce a capirli i cani, almeno parlassero come noi per farci capire cos’hanno … – un genio!

Ci muovemmo dal parco per tornare a casa dopo una sollecitazione di Biscotto che, ad un certo punto si rivolse a me con un – Dai, torniamo a casa che avrai fame, immagino – riferendosi evidentemente a se sé stesso e al suo stomaco che stava brontolando già da un po’, proposta che assecondai senza problemi, anche perché ero uscito anch’io senza neanche fare colazione.

Dopo un po’ di difficoltà, nell’ordine, nell’aprire il portone, nel capire quale pulsante spingere nell’ascensore e nuovamente nell’aprire la porta di casa, riuscimmo finalmente a rientrare nel nostro appartamento e Biscotto si fiondò di corsa in cucina accovacciandosi di fronte alla sua ciotola vuota strillando – pappa, pappa, pappa – mi avvicinai a lui e feci più volte no con il muso. – Perché no, padrone umano Luca? Non ho fatto nessun disastro, sono stato bravo … – continuai con il movimento del muso e, dopo poco, capì – Devo prepararmela da solo, vero? – questa volta mossi il muso verticalmente e lui andò a cercare la scatoletta di carne e il riso soffiato, le mischiò, in quantità più o meno doppie rispetto al solito, e dopo aver spazzolato il tutto nel suo solito nanosecondo fece per andarsene – Ehi bello – pensai – e io? – e feci il solito “uuuuuu” per richiamare la sua attenzione. – Ah già – disse – devi mangiare anche tu … cosa devo fare? – Non dissi nulla, ma mi misi a fissare il frigorifero e lui, una volta apertolo, incominciò a tirare fuori cose a caso e ad osservare le mie reazioni … latte, no … burro, no … prosciutto, , … maionese, no … formaggio, … piatto con le lasagne al forno avanzate dalla sera prima … sì sì sì … alla fine riuscii a mettere insieme un pranzo persino decente per un umano, ma pensai che, se questa situazione fosse proseguita, avremmo dovuto trovare qualche altra soluzione, perché capimmo subito entrambi che le rispettive esigenze alimentari non erano mutate con lo scambio di identità e che quindi avevamo necessità di nutrirci con cose compatibili con i nostri nuovi involucri corporei.

Ci spostammo in salone dove mi stravaccai immediatamente sul divano e mi addormentai dopo pochi minuti, forse non sapete che i cani dormono fino a 18 ore al giorno, giusto il tempo di intravedere Biscotto che, forse nel tentativo di imitarmi, si era messo incuriosito seduto davanti al computer e aveva cominciato a schiacciare tasti a caso, smettendo però poco dopo non riuscendo a comprendere cosa ci fosse di così divertente per noi umani in quel gioco. Si sdraiò sul divano accanto a me, memore forse di abitudini consolidate, e si appisolò anche lui.


Ci svegliammo entrambi nel pomeriggio inoltrato e feci mente locale sul fatto che i miei sogni non erano mutati con lo scambio di identità Non potrò mai sapere cosa sognano i cani – mi trovai a pensare e immagino che anche Biscotto fece la stessa riflessione.

In quel momento suonò il campanello. Per altro io, nella mia nuova condizione canina, avevo già sentito arrivare l’ascensore e risuonare dei passi nel pianerottolo, ma Biscotto, che aveva perso questa prerogativa animalesca, si mise a urlare – È tornata la padrona umana Anna … è tornata la padrona umana Anna … – unendo questa volta all’usuale saltellio sulle gambe anche un paio di giravolte su sé stesso e si fiondò alla porta seguito passo passo da me, aprendola, ma trovandosi di fronte un corriere Amazon con un pacco in mano. “Il signor Luca Moreno?” Biscotto fece timidamente sì con la testa “C’è questo pacco per lei … firmi qui per favore” allungando verso il destinatario l’apposito dispositivo per la firma elettronica. Biscotto rimase interdetto, ma soprattutto immobile, ignorando totalmente il concetto di “firmare”. “La sua firma per favore” insistette il corriere e Biscotto, prendendo coraggio provò a schiacciare con il pollice il display del dispositivo “No, no, deve firmare, capito, FIRMARE, deve scrivere il suo nome e cognome …”. Biscotto era ormai nel panico, ma riuscì in qualche modo a fare uno scarabocchio nell’apposito spazio che il corriere gli continuava a indicare sbuffando. Si trovò quindi il pacco tra le mani mentre il ragazzo si allontanava bofonchiando tra sé e sé, ma abbastanza forte per farsi sentire “Però ce n’è di gente strana al mondo …”.

– Non era la padrona umana Anna – disse Biscotto con la faccia rattristata – ma non torna più? – feci sì con il muso – ma torna oggi? – questa volta la mia risposta fu negativa – torna domani? – al mio nuovo assenso il viso di Biscotto si rilassò – Sai padrone umano Luca, tutte le volte che ve ne andate e mi lasciate da solo ho sempre tanta paura che non ritorniate più e di rimanere solo, come è successo con i miei padroni umani di prima – disse con voce triste e mi commossi anch’io, tanto da spingermi a dargli un’affettuosa leccata sulla mano.

Ci preparammo quindi ad uscire nuovamente, con meno problemi organizzativi rispetto a quelli che avevamo dovuto affrontare in mattinata, Biscotto si ricordava perfettamente tutte le cose che doveva fare a partire dal fare i bisogni in bagno, ma non tornammo al parco decidendo invece, cioè Biscotto decise, di dirigerci verso il mare. A Biscotto piaceva passeggiare lungo il litorale, anche se era refrattario a qualunque cosa che avesse a che fare con l’acqua o con una bella nuotata, però fare un giro senza meta sul lungomare gli piaceva molto e lo dimostrò con un largo sorriso appena fummo arrivati. L’unico problema che si pose, per me, fu un gruppo di bambini vocianti che chiesero subito a Biscotto “Che bello, lo possiamo carezzare? È buono?” e alla sua risposta affermativa, si ricordava della cosa come una accadimento piacevolissimo, mi trovai per diversi minuti circondato dalla torma di marmocchi che mi carezzavano, mi facevano grattino sotto le orecchie e sulla pancia, una sensazione comunque meno spiacevole di quanto immaginassi, e si sperticavano in commenti positivi nei miei confronti, solo a uno, il più piccolo, che aveva provato a tirarmi la coda, rivolsi un inequivocabile ringhio di avvertimento.


Tornati a casa ci mettemmo di buona lena ad predisporre per la cena e Biscotto accese anche il televisore della cucina, come mi vedeva fare tutte le sere, per cui riuscii anche a sentire il telegiornale. Scatoletta e riso soffiato per me mentre per lui frittata di zucchine e pomodori conditi, che Anna aveva saggiamente preparato la sera prima per me in vista della sua assenza e sistemato in frigo, il pasto della sera fu meno soddisfacente del pranzo, ma sicuramente più adatto ai rispettivi metabolismi, acqua per lui e un buon rosso nella ciotola per me – Grazie Biscotto, sei veramente un grande – pensai sorridendo.

Al termine della cena ci riaccomodammo in salone e Biscotto, dopo avermi guardato per un po’ in silenzio, iniziò a parlare.

– Padrone umano Luca, visto che questa strana circostanza tra le tante cose nuove che mi ha fatto sperimentare mi ha dato la possibilità di usare la voce per comunicare con te, voglio dirti un po’ di cose, perché spero che la situazione si concluda velocemente e si ritorni alla nostra normalità, e questa credo che sarà una delle poche possibilità che avrò per farlo – mi faci serio e attento a seguirlo – Prima di tutto voglio dire che vi voglio bene, a te e alla padrona umana Anna, anche se alle volte mi tirate degli urlacci che mi spaventano un po’ e sono molto contento di avere trovato questa nuova famiglia e che mi abbiate portato via da quel brutto posto che era il canile, beh, proprio brutto brutto non era, i ragazzi che ci lavoravano erano buoni e avevo tanti amici, ma ero molto triste e la tristezza mi è passata piano piano stando assieme a voi. Poi, a me piace molto andare in giro con voi e se riuscissimo a uscire un po’ di più sarei molto più contento, lo so che anche voi dovete fare le vostre cose, ma cercate di trovare un po’ di tempo in più per andare in giro con me. A volte mi spingete a giocare con gli altri cani, soprattutto quando vi sembra che sia un po’ svagato, ma dovete sapere che ce ne sono alcuni che non sopporto proprio e vorrei poterli evitare senza che voi pensiate chissà cosa per il fatto che non gioco assieme a loro. Mi dispiace se alcune volte ho fatto la pipì in casa, a volte mi è capitato nel sonno e non me ne sono accorto e altre volte mi scappava proprio forte forte e non sono riuscito a tenerla, grazie per non avermi sgridato più di tanto, vedrò di non farlo più, a parte quella quando dormo perché non me ne accorgo. Mi piacerebbe che, se e quando spero tornerò cane, tu perda del tempo a spiegarmi il significato delle parole che non conosco, in questi anni ho imparato a conoscerne tante, come il “firma” di oggi. Mi piacerebbe anche che tu e la padrona umana Anna non gridaste fra di voi, lo so che lo fate poco, ma io mi spavento e mi torna la paura di essere di nuovo lasciato solo. Ecco, volevo solo dirti questo padrone umano Luca. – Avevo gli occhi lucidi e per dimostrare a Biscotto la mia emozione non trovai di meglio che dimenare la coda e andare a dargli delle leccate sul viso, cosa che vidi gli fece piacere – Ah, un’ultima cosa … è possibile non chiamarmi più Biscotto? È un nome che non mi è mai piaciuto e poi i miei amici cani mi prendono sempre in giro … Cosa te ne sembra di Woody? – lo guardai con un misto di stupore e di perplessità – Woody era il mio amico più amico al canile e stavamo molto bene assieme, poi anche lui è andato in un'altra famiglia e non so più nulla di lui – intenerito da quell’ultima richiesta feci decisamente di sì con il muso.

Andammo a dormire, Biscotto in camera da letto e io, al solito, sul divano del salone.

Il risveglio non fu più complicato del solito, ma a differenza del giorno prima, fui svegliato da un lungo ululato e vidi Biscotto, anzi Woody, a fianco del letto che saltellava e dimenava forsennatamente la coda. Lo abbracciai stretto e gli dissi – Buon giorno Woody –. Mi diede una leccata affettuosa sul viso e lo vidi fare una specie di sorriso.

Verso le 11 vidi Woody agitarsi tantissimo e poi correre come un pazzo verso la porta di casa, io ovviamente non avevo percepito niente, e a saltellare felice una volta che Anna fu entrata.

– Ehi cosa c’è Biscotto, dai sono stata via solo un giorno – disse Anna, ma Woody continuava a saltellarle intorno e a farle un sacco di feste.

– Tutto bene? – dissi abbracciandola e baciandola sulla bocca.

– Tutto a posto, le solite menate – rispose Anna – direi che vi sono mancata a giudicare dalle feste che mi sta facendo Biscotto –.

– Non si chiama più Biscotto, ora si chiama Woody – dissi io.

– In che senso, scusa? – chiese stupita Anna.

– Adesso cambiati e riposati un po’, che sarai stanca – le dissi – dopo devo raccontarti un po’ di cose che ci sono successe ieri –.

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